All’Arena di Verona ‘La Traviata’ trionfa con 12 minuti di applausi
(Adnkronos) – Dodici minuti di applausi ininterrotti all’1 di notte hanno sancito il trionfo della nuova produzione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi che ha inaugurato nella serata di venerdì 12 giiugno il 103esimo Opera Festival, davanti a un’Arena di Verona sold out con 12.000 spettatori. Un’ovazione lunga, crescente, quasi travolgente, che ha trasformato il debutto stagionale in un evento di forte impatto artistico e mediatico. Il pubblico ha salutato con entusiasmo unanime la nuova produzione firmata dal regista scozzese Paul Curran, accolta come uno degli allestimenti areniani più spettacolari degli ultimi anni.
Curran ha ambientato l’opera nella Parigi di inizio Novecento, tra le atmosfere della Belle Époque e il mondo notturno del Moulin Rouge, trasformando l’anfiteatro veronese in una vibrante Montmartre popolata da luci artificiali, suggestioni teatrali e riferimenti iconici alla cultura del cabaret. La fusione tra il capolavoro verdiano e l’immaginario parigino ha costruito un impianto visivo di forte impatto, in cui la drammaturgia originale viene riletta attraverso un’estetica spettacolare e fortemente cinematografica. Il risultato è un “ponte artistico” tra tradizione lirica italiana e cultura popolare europea di fine Ottocento e primo Novecento. A dominare la scena è stata la monumentale impalcatura scenografica firmata da Juan Guillermo Nova, con la ricostruzione del celebre mulino rosso, dell’elefante simbolico e degli ambienti del teatro d’epoca. Un impianto scenico imponente che ha trasformato il palcoscenico areniano in uno spazio immersivo, tra suggestioni di festa e ombre di decadenza. I costumi di Stefano Ciammitti hanno rafforzato la dimensione estetica dell’allestimento con una scrittura visiva raffinata, mentre il disegno luci di Fabio Barettin ha contribuito a definire la doppia anima dello spettacolo: il glamour del cabaret e la fragilità del dramma privato.
Al centro della serata il debutto areniano del soprano 28enne Martina Russomanno, accolta da un successo personale di forte intensità. La sua Violetta Valéry ha conquistato il pubblico della prima con un’interpretazione giudicata convincente per presenza scenica e solidità vocale, culminata nell’ovazione finale. Dodici minuti di applausi hanno segnato anche la sua consacrazione simbolica in Arena, in una serata che ha avuto nella protagonista femminile uno dei suoi fulcri emotivi più evidenti. Accanto a lei, il tenore Yusif Eyvazov nel ruolo di Alfredo Germont. Giorgio Germont ha avuto la voce di Amartuvshin Enkhbat, mentre Anne Werle è stata Flora Bervoix e Francesca Maionchi ha recitato la parte di Annina.
Successo personale anche per il direttore d’orchestra Michele Spotti, 33 anni, che ha guidato Orchestra e Coro della Fondazione Arena con una lettura improntata alla ricerca di trasparenza sonora e dinamiche controllate. Spotti ha scelto una direzione caratterizzata da un’attenzione particolare ai piani dinamici più bassi, privilegiando l’intimità della scrittura verdiana anche in un contesto acustico complesso come quello dell’Arena.
“La ricerca di intimità richiede coraggio, soprattutto in uno spazio così aperto”, ha sottolineato il maestro al termine della serata parlando con l’Adnkronos. Il risultato è stato un impianto musicale calibrato, con particolare attenzione al colore degli archi e alla definizione delle linee interne della partitura.
La regia di Paul Curran ha costruito una lettura che mantiene intatta la struttura drammaturgica verdiana, inserendola però in un contesto visivo fortemente caratterizzato dalla cultura del cabaret parigino. La Violetta di questa produzione vive immersa in un mondo di spettacolo continuo, dove il confine tra vita privata e rappresentazione pubblica si dissolve progressivamente. Dietro l’apparenza scintillante della Parigi notturna emergono solitudine, fragilità e tensioni sociali, in un contrasto che rispecchia la dimensione emotiva dell’opera. Secondo l’impostazione registica, il mondo del Moulin Rouge diventa metafora di una società che consuma spettacolo e identità, mentre il dramma personale della protagonista si sviluppa in una progressiva sottrazione di luce e movimento. La produzione segna anche una collaborazione inedita con il Moulin Rouge di Parigi, elemento che ha contribuito a rafforzare la dimensione internazionale del progetto.
“La Violetta di questa produzione si muove immersa in un universo di piacere e di continua rappresentazione, dove tutto sembra scena e seduzione. Eppure, sotto quella superficie brillante, emerge una consapevolezza precoce e lucida: la coscienza di un destino segnato, di un tempo già in esaurimento. Nel finale, al di là dello spettacolo che la circonda, l’opera si raccoglie in una dimensione sempre più intima e spoglia, fino a rivelarsi per ciò che è davvero: il percorso di una giovane donna che, nel breve spazio che le resta, cerca amore, libertà e dignità”, ha spiegato Curran all’Adnkronos.
La sovrintendente della Fondazione Arena, Cecilia Gasdia, ha espresso “soddisfazione” per l’esito della prima, sottolineando la complessità organizzativa dell’allestimento e la sua capacità di valorizzare le potenzialità sceniche dell’anfiteatro romano attraverso un linguaggio contemporaneo. “E’ stata una bellissima serata, il pubblico ha gradito lo spettacolo allestito”, ha detto all’Adnkronos.
La serata inaugurale ha visto la presenza di numerosi ospiti istituzionali, accolti dal sindaco i Verona, Damiano Tommmasi, e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, a conferma del carattere anche sociale dell’evento. Tra questi il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, oltre all’ex ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, oggi presidente di UniCredit. Presente a sorpresa anche la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. Tra i volti noti figuravano inoltre Rocío Muñoz Morales, Martina Colombari, Billy Costacurta, Elena Sofia Ricci, Arianna Fontana, Martina Stella, Violante Placido, Tommaso Cassissa, Paolo Stella, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, il giornalista Beppe Severgnini e lo storico dell’arte Jacopo Veneziani.
Tra i tanti commenti entusiasti a fine spettacolo, spicca quello del ministro Gianmarco Mazzi: “È stata una rappresentazione bellissima. Ho trovato eccezionale la prova del soprano Martina Russomanno nel ruolo di Violetta Valéry: davvero straordinaria. Mi è piaciuta molto anche la scelta di ambientare l’opera al Moulin Rouge, un’idea felice che il regista Paul Curran ha saputo sviluppare con grande efficacia. Da questa produzione emerge ancora una volta tutta la solidità e la forza della Fondazione Arena di Verona, una straordinaria macchina dello spettacolo capace di affascinare il pubblico con rappresentazioni di altissimo livello. Anche questa volta l’Arena ha saputo offrire uno spettacolo davvero eccezionale”. (di Paolo Martini)
—
spettacoli
webinfo@adnkronos.com (Web Info)