Arisa, doppio sold out e una nuova sé sul palco: più libera, più sensuale, più “fedele a se stessa”

(Adnkronos) –
Arisa è tornata. E questa volta non è solo un tour: è una metamorfosi. Le prime due date di ‘Foto mosse’ a Roma e Milano sono andate sold out e hanno mostrato un’artista completamente rinnovata, nella voce, nel corpo, nel modo di stare sul palco. Più snella, più sicura, più disinvolta. Una Arisa che si muove con naturalezza in giarrettiere, che gioca con una parrucca blu da clown come fosse un alter ego liberatorio e con il caschetto nero di ‘Sincerità’, che entra in scena con una ciambella‑unicorno e che sventola una bandiera con la frase‑manifesto del suo nuovo percorso: “Fedele a te stess*”.
 

Un cambio di pelle evidente, quasi cinematografico. Ogni look è un capitolo emotivo: l’abito bianco drappeggiato che la trasforma in un’icona fragile e luminosa, il vestito rosso che incendia la scena, le mise più leggere e ironiche che raccontano una femminilità finalmente giocosa, non più trattenuta. Arisa non interpreta un personaggio: li attraversa tutti, li smonta, li reinventa. E il pubblico la segue, la applaude, la riconosce.  

Il live è diviso in quattro atti, ma è soprattutto un viaggio dentro l’identità. “C’era una volta” è il ritorno agli inizi, quando il successo costruiva un’immagine che spesso pesava più della realtà. È un capitolo nostalgico e insieme doloroso, dove riaffiorano il giudizio degli altri e l’illusione che l’amore possa salvare dalla solitudine.  

Con “Foto mosse”, il cuore emotivo dello show, Arisa affronta l’eredità familiare, i ruoli imposti, le relazioni che feriscono. Qui la nuova fisicità diventa linguaggio: si muove libera, si concede, si riprende. È un corpo che non chiede permesso, che non si giustifica, che racconta. 

Poi arriva “Medea”, il momento più drammatico. La figura mitologica diventa simbolo della devastazione emotiva femminile. Arisa la interpreta con una presenza scenica nuova, più forte, più consapevole: non più vittima, ma donna che attraversa il dolore e lo restituisce come rito collettivo.  

Il finale, “A te meraviglioso amore mio”, è una carezza dopo la tempesta. Un amore più grande, più maturo, che abbraccia sé stessi, gli altri, la vita. È qui che la bandiera “Fedele a te stess*” diventa un gesto politico, intimo, liberatorio.  

Sul palco, una band ricca e una direzione creativa firmata da Silvia Violante Rouge che trasforma ogni scena in un quadro pop, sensuale, ironico, emotivo. Le luci, le scenografie, gli archi, il pianoforte: tutto contribuisce a un live che è insieme concerto, teatro e confessione. 

Dal 13 giugno Arisa porterà questo nuovo viaggio nelle piazze e nei festival d’Italia (Mestre, Verona, Spoleto, Caserta, Palermo e Macerata, tra le tante tappe previste) prima di approdare nei teatri in autunno, dove la dimensione più intima renderà il racconto ancora più potente. La verità è che Arisa non è solo tornata: è rinata. E questa volta non chiede di essere capita. Chiede – e ottiene – di essere vista. (di Antonella Nesi) 

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