Al via Linkontro 2026: “Le fatiche del presente. La speranza del futuro”

“Un mondo che cambia” è stato il tema della prima giornata di lavori de Linkontro 2026, al Forte Village di Santa Margherita di Pula. E a sottolineare l’importanza di trovare dei punti fermi all’interno di questo cambiamento è stato Corrado Augias, che ha dedicato il suo intervento “Custodi del Sapere” ai libri. «Si sono aperti spazi di cui nessuno oggi riesce a vedere i confini, che sono sì i confini della conoscenza ma anche quelli della manipolazione della realtà – ha esordito il giornalista -. Su cosa ci dobbiamo basare per non perderci in questo mare magno che ci circonda e ci sovrasta? Ci sono alcuni punti di riferimento: la conoscenza della storia; l’informazione per leggere il presente; la “permanenza” che troviamo nei libri e che al momento nessun altro strumento divulgativo ha. Nell’eterno mutare delle cose, questi punti di riferimento vanno conservati con gelosia, soprattutto da chi ha delle responsabilità sulle quali fondare delle decisioni».

Enzo Frasio

Dopo il benvenuto di Enzo Frasio, Amministratore Delegato di NIQ Italia, sul palco ha preso il posto Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia, Columbia University, con l’intervento “The Progress Dilemma: Growth, equity and stability in a changing world”. Dopo aver commentato l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, Stiglitz ha poi definito l’AI come una “bolla” e ipotizzato che possa portare un calo nella produttività, riflettendo sul suo possibile impatto sul mondo dell’informazione e sulla società: «C’è sempre più bisogno di produrre informazione di qualità, che è fondamentale per un buon ecosistema informativo. Alcune delle mie ricerche hanno evidenziato il rischio concreto che il sistema informativo e il pubblico si riducano, e che il personale, a livello sociale, non ne tragga più gli stessi benefici. Quindi sono molto fermo sulla necessità di una buona regolamentazione per controllare l’IA, contrastandola e verificandola attentamente». Infine, una riflessione sull’Italia: «È un Paese affascinante, con zone molto dinamiche e aziende innovative. È una sorta di puzzle vero e proprio, con tante storie di successo, ma come economista, se osservo i numeri aggregati, i dati non sono così promettenti: bisogna cercare di riconciliare questi fattori».

Ma come stanno cambiando le democrazie nel nuovo equilibrio globale? A rispondere a questa domanda è stata Michela Ponzani, Università degli studi di Roma Tor Vergata, che ha auspicato la necessità di trovare parole nuove: «Nella democrazia parlamentare oggi manca è l’ideale democratico. C’è scarso interesse delle classi dirigenti verso le diseguaglianze sociali. Non siamo alla fine della democrazia ma siamo nel mezzo di una sua profonda crisi».

“Proprio quando crediamo di sapere qualcosa dobbiamo guardarla da un’altra prospettiva”: con questo provocatorio titolo Alessandro Pozzi del Politecnico di Milano ha chiuso la prima giornata. «Si giocherà una nuova era su tre pilastri – ha sottolineato -: innanzitutto sulla disponibilità di energia e risorse minerarie; su una valuta che sia forte e credibile; infine sulle dimensioni, che per le aziende devono essere sostenibili ma al tempo stesso consentire di operare su scala continentale».

 

 

 

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