Giovanni Caccamo: “Ho attraversato l’oceano per salvare i sogni”

(Adnkronos) –
“L’arte non può restare appesantita al muro” ma deve creare dibattito e smuovere le anime. È il manifesto di Giovanni Caccamo, un artista che si definisce semplicemente un “sognatore” e che ha trasformato il suo ultimo sogno in un’avventura reale: “The Ark of Change – L’Arca del Cambiamento”. Un viaggio che non si misura in chilometri, ma in idee, speranze e sfide. Dieci giovani, dieci storie, un antico veliero e l’oceano da attraversare. Quella di Caccamo non è stata una semplice trasferta, ma un’immersione nelle paure e nei sogni delle nuove generazioni. Cantautore, attivista e aggregatore, Caccamo è un artista che ha sempre cercato di andare oltre la musica. Un’esperienza che lui stesso, ospite del vodcast Adnkronos – disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube – definisce “surreale, quando la realtà supera la fantasia”.  

Tutto nasce cinque anni fa da un appello di Andrea Camilleri ai giovani per un “nuovo umanesimo”. Da quella scintilla, Caccamo ha dato vita al progetto “Parola ai Giovani”, un’iniziativa volta a “riaccendere il motore dei sogni delle nuove generazioni”. L’apice di questo percorso è stato un viaggio di 18 giorni su un antico veliero del 1918, ripercorrendo la tratta atlantica degli schiavi da Capo Verde al Suriname. A bordo, dieci giovani provenienti da tutto il mondo, le cui storie personali rappresentavano macro-temi come i diritti delle donne, dell’infanzia e l’accoglienza dei migranti.
 

“Mi sono chiesto: se dovessimo costruire un’arca di Noè, cosa salverei? Ho pensato che la cosa che vorrei salvare sono i sogni dei giovani”, spiega Caccamo. L’oceano è diventato un “non luogo”, una “Nutopia” ispirata a John Lennon e Yoko Ono, dove discutere, confrontarsi e scrivere un manifesto per il futuro, lontano dal rumore del mondo. Un’esperienza così intensa da essere catturata dall’occhio del regista premio Oscar Luc Jacquet (“La Marcia dei Pinguini”), che ne farà un film prodotto da Masi Film. Durante la traversata, i protagonisti hanno redatto una Carta dei valori ispirata alla Dichiarazione universale dei diritti umani, che sarà consegnato alle Nazioni Unite: “Il mio auspicio non è quello di cambiare il mondo ma riaccendere la luce di chi si è spento”.  

 

Il viaggio è stato un microcosmo di umanità, una “grande famiglia” in cui condividere fragilità e fallimenti per “essere portatori di nuova luce”. I dieci ragazzi a bordo sono “eroi senza superpoteri”, giovani che, senza fama né successo, con la loro perseveranza sono diventati motori di cambiamento. Caccamo riflette sulla difficoltà di sognare oggi: “In una parte di mondo il benessere si è trasformato in un inibitore di sogni, in un’altra parte i sogni fioccano, ma le possibilità per concretizzarli sono pochissime”. Il mondo virtuale, con le sue vite patinate, non fa che accentuare un senso di inadeguatezza. La risposta, per Caccamo, è dare voce a queste storie reali, affinché altri giovani possano identificarsi e pensare: “Allora anch’io posso fare qualcosa”. 

Uno dei momenti più toccanti è stato il racconto di Andrew, un ragazzo del Malawi che da bambino ha vissuto per due anni per strada. “Ci ha raccontato, con le lacrime agli occhi, il suo sentirsi scarto della società, rifiuto. In quel momento mi sono sentito responsabile”, confessa Caccamo. Storie come la sua o quella di Plestia, ragazza palestinese fuggita da Gaza, hanno reso tangibili orrori che spesso percepiamo come lontani, trasformando la rabbia iniziale in una spinta al cambiamento costruttivo. “L’immaginazione è la compagna di viaggio perfetta per il cambiamento”, afferma, sottolineando l’importanza del libero arbitrio: “L’unica cosa che posso fare quotidianamente è decidere da che parte stare”.
 

Come si conciliano l’anima dell’attivista e quella dell’artista? Per Caccamo sono inseparabili. “Il cantautore ha bisogno di vivere per scrivere”, e oggi più che mai sente la responsabilità di usare la sua forza comunicativa. “Le opere d’arte non possono più rimanere appese alle pareti”, dichiara, invitando gli artisti a relazionarsi con il mondo. La sua bussola morale è un’eredità preziosa del suo mentore, Franco Battiato. “Ricordati che avrai solo una strada per rimanere un uomo e un artista libero: cercare ogni giorno di scardinare la tua arte da ogni fine”, gli disse il Maestro. Un invito a non perseguire il successo, ma a chiedersi: “Di cosa voglio innamorarmi nei prossimi mesi?”. È questa filosofia che permette a Caccamo di navigare la contemporaneità senza compromessi, anche a costo di scelte difficili: “Le nostre scelte possono essere dei segnali importanti per avviare una discussione”, riflette. 

 

Questa filosofia è evidente nel suo nuovo singolo, ‘Partenope’, uscito il 22 aprile. Scritto con Alessandra Flora e con il basso inconfondibile di Saturnino, il brano rilegge l’incontro tra Ulisse e le Sirene come metafora dell’eterna lotta tra spirito e materia. È un invito a lasciarsi rapire dall’immaginazione senza perdere lucidità, un richiamo alla meraviglia come forma di salvezza in un mondo segnato da conflitti. Questa visione si riflette anche nella sua carriera musicale. Caccamo si paragona a una tartaruga: “A piccoli passi, sempre avanti”. Una lentezza che inizialmente lo faceva sentire “inerme e impotente” di fronte ai “razzi” del successo altrui, ma che ha imparato ad apprezzare come una forma di sostenibilità e consapevolezza.  

E il Festival di Sanremo? “Ho dei ricordi straordinari del Festival e penso sia una grande fortuna aver avuto la possibilità di presentare delle canzoni lì”, racconta Caccamo. La condizione, però, è una sola: “Nel momento in cui dovesse esserci la canzone giusta e il direttore artistico dovesse coglierne il valore, assolutamente sì”. Questa intensa fase creativa culmina nel nuovo tour sinfonico “L’alba dentro l’imbrunire” , che celebra i suoi primi dieci anni di carriera. Un concerto diviso in tre atti: le sue canzoni più significative, i brani scritti per altri (Elisa, Bocelli, Malika Ayane) e, infine, un omaggio a Franco Battiato.  

Il tour partirà l’ 11 giugno dal Teatro Dal Verme di Milano con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali e ospiti straordinari come Gianni Morandi e Angelina Mango . Un’altra data imperdibile sarà il 28 agosto al Teatro Romano di Verona , dove sul palco saliranno Elisa e Patty Pravo . Il tour toccherà diverse città italiane, alternando orchestre sinfoniche e band. Artista, aggregatore, viaggiatore. Alla fine di questo lungo racconto, alla domanda su come definirebbe la sua missione oggi, Giovanni Caccamo risponde con una sola parola: “Mi sento un sognatore”. Il suo è un invito a non avere paura di fallire, a buttarsi, a vivere. E soprattutto, conclude, “a tenere i sogni accesi”. di Loredana Errico
 

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