Dove l’arte torna relazione: Mecenates e il valore umano della creatività

In un’epoca sempre più segnata dall’Intelligenza Artificiale, Mecenates è la piattaforma italiana che riporta l’arte alla sua dimensione più umana. Nata da un’idea di Fabrizio Biondi, Professore universitario di cybersecurity e responsabile di team di ricerca e sviluppo in ambito AI, Mecenates mette in contatto artisti e committenti, permettendo a chiunque di richiedere un’opera su misura e riportando al centro il valore del processo creativo e del dialogo umano.

Fabrizio Biondi | Foto di Filippo Manni

Ne abbiamo parlato proprio con Fabrizio Biondi, CEO e Founder di Mecenates.

Mecenates arriva in un momento in cui l’AI sta ridefinendo la creatività: cosa ti ha spinto a riportare al centro il processo umano? Da dove nasce questa start up?
Proprio le AI generative hanno fatto comprendere alle persone la differenza tra qualcosa di prodotto da un algoritmo statistico e un’opera creata da un artista con la sua esperienza, sensibilità, e sudore. Oggi le persone ricercano e bramano autenticità e significato, sia nel privato che come aziende, e Mecenates si posiziona proprio per soddisfare questa necessità. 

Perché hai scelto il modello dell’arte su commissione invece di un marketplace tradizionale?
Perché i marketplace tradizionali come Etsy o redbubble esistono già e sono già popolari per le opere già fatte, ma molti dei piccoli artisti che non si sono ancora fatti un nome non arrivano alla visibilità necessaria perché le persone cerchino le loro opere specificamente. Le opere su commissione, invece, sono un modello che permette agli artisti pre-emergenti di mantenersi con l’arte e continuare a creare, mentre si fanno conoscere e guadagnano tale visibilità.

La relazione e il dialogo tra artisti e committenti sono centrali in Mecenates: come si traducono in modo concreto nel percorso utente?
L’artista crea gratuitamente una gallery dove mostra le sue opere e spiega che tipo di commissioni fa e a che condizioni, il committente la vede e lo contatta con un’idea di commissione, che poi raffinano insieme in una chat dedicata. Quando sono soddisfatti, il committente finalizza la commissione e manda l’anticipo all’artista, che dopo averla ricevuta conferma a sua volta la commissione e ci lavora. Infine, il committente può lasciare una recensione all’artista. Il processo è creato per ridurre le incomprensioni e dare garanzie sia agli artisti che ai committenti. 

Entrando nel vivo della piattaforma: come funziona e in cosa consiste il sistema di matching intelligente?
Il sistema chiede agli artisti di categorizzarsi con parole chiave che rappresentano la loro tecnica e stile, come impressionismo, acquarello, o fantascienza. Nello stesso modo, quando il committente crea una commissione aperta, il nostro sistema di matching semantico suggerisce al committente gli artisti più adatti a realizzarla e agli artisti le commissioni che sono adatte al loro stile.

A quali target è indirizzata Mecenates? E che tipo di comunicazione utilizzate per promuovere la piattaforma?
Mecenates è aperta ad artisti visivi, sia fisici che digitali, ed artigiani sia italiani che internazionali. Le nostre campagne ads e social trovano i committenti online e li portano sulle pagine del sito più adatte a seconda delle loro ricerche, in modo che trovino subito gli artisti in grado di realizzare l’opera che hanno in mente. 

Che ruolo può avere Mecenates nel ridefinire il rapporto tra arte, tecnologia e valore nei prossimi anni?
Il nostro sogno è di democratizzare l’arte, permettendo a tutti di avere un capolavoro personalizzato, creato direttamente per loro, e soprattutto di risvegliare così lo spirito di mecenatismo che ha reso il nostro Paese il più bello del mondo e il punto di riferimento globale per l’arte. Vogliamo che tutti sappiano che la bellezza è loro diritto e alla loro portata, e che possono essere ricordati come la persona che ha fatto conoscere al mondo il nuovo Van Gogh.

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