Digitouch ribalta il marketing: l’AI lo trasforma in infrastruttura e riaccende la crescita
Ricavi a 41,8 milioni, utile netto su del 12% e il ritorno alla crescita del marketing dopo cinque semestri di contrazione. Simone Ranucci Brandimarte racconta un anno di svolta - e spiega perché il 2026 potrebbe essere ancora meglio
«Siamo esattamente nel posto giusto, con le competenze giuste». Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di Digitouch, sintetizza così un 2025 che rappresenta molto più di una crescita economica: è un punto di svolta strategico. Non uno slogan, ma il risultato di un percorso costruito nel tempo e oggi leggibile nei numeri. Il gruppo chiude l’anno con ricavi pari a 41,8 milioni di euro, un EBITDA adjusted del 18,6% e un utile netto in crescita del 12%, a 1,86 milioni. Ma il dato più significativo riguarda la divisione marketing, tornata a crescere dopo cinque semestri consecutivi di contrazione.

Il Presidente Simone Ranucci Brandimarte
«Negli ultimi periodi erano tecnologia ed e-commerce a trainare, mentre il marketing aveva un andamento altalenante – spiega Brandimarte -. Nel secondo semestre del 2025 abbiamo invertito la rotta, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Non è un fenomeno temporaneo: i dati del primo trimestre 2026 confermano e accelerano questo trend».
Alla base di questa inversione c’è un riposizionamento profondo dell’offerta marketing, sempre più integrata con tecnologia e intelligenza artificiale. Digitouch ha introdotto strumenti di AI in circa il 60% dei processi interni, lanciato soluzioni proprietarie come Scalp e completato l’integrazione di Progetto Immagine in Digitouch Marketing. Il risultato è un modello operativo radicalmente evoluto: team integrati, approccio data-driven e strategia omnicanale.
«Oggi siamo un partner end-to-end, organizzato attorno a una visione olistica del funnel», sottolinea Brandimarte. Parallelamente, la divisione e-commerce continua a crescere a ritmi sostenuti, segnando un +37% nel secondo semestre. «È l’area più giovane e con il maggiore potenziale», osserva il CEO, evidenziando come la crescita sia stata sostenuta da nuovi accordi, dal rafforzamento della partnership con Amazon Business e da un progressivo sviluppo internazionale.
L’offerta si è evoluta verso soluzioni integrate che combinano service design, piattaforme tecnologiche e prodotti proprietari. Il cambiamento più rilevante riguarda però l’equilibrio complessivo del business. Se nel 2023 il marketing rappresentava il 42% del fatturato, oggi è la tecnologia a dominare.
«È un ribaltamento voluto e strategicamente guidato – afferma Brandimarte -. Il business tecnologico garantisce maggiore retention e un lifetime value più elevato». Al centro di questa trasformazione c’è l’intelligenza artificiale, considerata il principale motore della nuova fase di crescita. «L’AI sta accelerando la digitalizzazione in modo senza precedenti – continua il CEO -. Non è complessa né particolarmente costosa da adottare: la vera sfida è disporre di dati di qualità, infrastrutture adeguate e interfacce efficaci».
In questo contesto, Digitouch si posiziona come abilitatore della trasformazione, beneficiando direttamente dell’aumento degli investimenti dei clienti in tecnologia. Il gruppo ha destinato tra il 3% e il 4% dei ricavi allo sviluppo di asset proprietari basati su AI nel 2025, con l’intenzione di mantenere o aumentare questo livello nel 2026.
Tra le mosse strategiche più rilevanti figura la creazione di Digitouch Fintech Solutions, nata dallo spin-off degli asset finanziari della divisione Technology dopo l’acquisizione di Mobilesoft. La nuova realtà presidia ambiti ad alta crescita come mobile payment, home banking e analytics assicurativi, con clienti già attivi tra cui BNL e Poste Italiane. Sul fronte della resilienza, Digitouch punta sulla diversificazione settoriale. Con una presenza in oltre dodici industrie, dal finance alla pubblica amministrazione, il gruppo riesce a bilanciare la volatilità dei singoli mercati.
In particolare, il peso della PA è cresciuto in modo significativo, passando da meno dell’1% nel 2021 al 20% nel 2025. Guardando al 2026, la traiettoria è definita: crescita organica del 10%, EBITDA tra 8 e 8,2 milioni e acquisizioni selettive nei settori sales, marketing e tecnologia. Sul piano internazionale, dopo l’ingresso negli Emirati Arabi, la Spagna rappresenta la prossima tappa. Resta però una criticità strutturale legata al mercato finanziario italiano.
«La Borsa non valorizza adeguatamente le PMI – osserva Brandimarte -. È un limite che impatta sulla capacità di crescere e competere a livello internazionale. In un Paese in cui le PMI generano il 65% del PIL nazionale, il tema diventa sistemico».
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