C Point – Specchio riflesso
“Non si può più dire niente”, “Io ho solo commentato… e fattela una risata”, “Io le ho solo detto di non vestirsi così”. La violenza non comincia con uno schiaffo. Inizia, molto prima.
L’ho pensato guardando lo spot della Fondazione Giulia Cecchettin, ideato da Cookies Agency. Uno di quelli che non urlano, non accusano, non cercano lo shock. Ma ti costringono a fermarti a riflettere. Non pensare, ma proprio riflettere (e mai termine fu più calzante).
Quando leggiamo di un episodio estremo finito sui giornali, è facile prendere le distanze. È difficile identificarsi. Ci diciamo: “Io non sono così. Non mi riguarda”. Ed è vero: nessuno di noi si riconosce in quei gesti estremi. Ma lo spot non parlava dell’atto finale. Parlava di quello che viene prima. E questo è il punto: la violenza non nasce all’improvviso. Cresce in un terreno fatto di piccole cose che, giorno dopo giorno, ci sembrano normali.
Sono quelle frasi che sentiamo, senza darci troppo peso, anche nel nostro quotidiano. Battute che sembrano innocenti, ma che in realtà normalizzano comportamenti che non dovrebbero esserlo. O peggio, li giustificano. La violenza, infatti, non esplode all’improvviso. Si annida, cresce e prende piede in questi piccoli, sottili gesti che, presi singolarmente, sembrano quasi insignificanti, ma che insieme creano un clima che può diventare pericoloso.
Anche se negarlo ci fa sentire meglio, ci muoviamo su un terreno fatto di battute che sminuiscono, gelosie scambiate per amore, controllo mascherato da protezione, silenzi comodi di fronte a comportamenti sbagliati, risate fuori posto. E non è solo lui a essere responsabile. Spesso anche noi contribuiamo a creare un ambiente in cui certi comportamenti diventano “normali”, accettabili, giustificabili. E la questione non riguarda solo i maschi, perché certi modelli sono talmente radicati dentro di noi che finiscono per plasmare anche il pensiero delle donne. Basta vedere certi commenti sui social, di fronte ai quali strabuzzo gli occhi incredulo.
La domanda che mi ha lasciato addosso lo spot non è stata: “Farei mai una cosa del genere?” Ma piuttosto: che clima contribuisco a creare ogni giorno?
Rido? Minimizzo? Cambio discorso? O semplicemente taccio? Oppure mi espongo, anche quando è scomodo? Iniziare a guardarsi allo specchio può essere un inizio. Un atto di maturità. E forse, il cambiamento vero può partire proprio da qui.
Ciò che mi ha fatto riflettere non è solo il comportamento altrui, ma la consapevolezza che ogni giorno, nelle piccole azioni, possiamo fare la differenza. Possiamo scegliere di non normalizzare, di non giustificare, di non rimanere in silenzio.