C Point – DeLorean cercasi per tornare al futuro
Non so voi, ma io ultimamente accendo la TV e mi sento come Marty McFly, catapultato nel passato per errore. No, non sto vivendo un’avventura pazzesca, ma ho come l’impressione che la mia gatta sia passata sul telecomando e abbia incastrato inavvertitamente il tasto “rewind”.
E allora mi viene spontaneo un pensiero molto semplice: datemi una DeLorean. Meglio senza plutonio, magari elettrica, anche con un caricabatterie da supermercato. Mi basta che faccia una cosa: riportarmi nel futuro. Perché qui siamo tutti bravissimi a tornare indietro. Talmente bravi a girare la testa verso il passato che mi sta venendo il torcicollo. E io, di mio, soffro già di cervicale.
Uno dei tanti esempi, di quelli che ti strappano un sorriso e insieme ti fanno pensare, è questo: Chiambretti che esce dal frigorifero per la Fiat 500 Ibrida. Oggi quel frigo assomiglia a una capsula criogenica della creatività: ci infili dentro un’idea che ha funzionato in passato, la conservi bene, la tiri fuori al momento giusto e lei è ancora lì. Solo che, a furia di scongelare sempre le stesse cose, finisce che il menù sa di “già assaggiato”.
E poi c’è un altro segnale, che ci indica che forse gli spot li vediamo solo noi “vecchietti”, ed è l’autocitazione. Sempre Fiat richiama se stessa, con la Nazionale Giamaicana di Bob, questa volta accompagnata dallo Yeti.
A proposito, non stiamo solo citando il passato: lo stiamo proprio rimettendo in onda. Letteralmente. Vedi il caso del ritorno dello storico spot SIP “Fortino” con Massimo Lopez – quando “una telefonata allungava la vita” (mentre oggi certi vocali su WhatsApp, più che altro, ce la accorciano) – firmato all’epoca dall’Armando Testa e ripescato a sorpresa per “dare slancio” alla nuova campagna TIM. E lo dico senza cattiveria, anzi con un filo di tenerezza: rivederlo mi ha fatto pensare a quanto fossero belle, nitide e riconoscibili certe pubblicità. Di quelle che ti restavano addosso senza risultare moleste.
Anzi le pubblicità in quegli anni erano oggetto di discussione anche per le persone comuni. Era cultura pop. Le citavi a scuola, al bar, in ufficio. Certi slogan li ricordano ancora tutti. I jingle pure. E ho un sospetto tutto mio, magari ingiusto ma difficile da scacciare: da quando abbiamo iniziato a chiamarli claim invece che slogan, come per magia hanno cominciato a evaporare più in fretta.
I pubblicitari che vengono chiamati come opinion leader dai giornali generalisti, poi, sono spesso gli stessi da decenni. Gente che ha fatto storia. Ma se per i giornalisti i punti di riferimento dell’advertising sono creativi che hanno smesso di esercitare da prima dell’introduzione dell’euro, forse un problema ce l’abbiamo.

Fonte: Depositphotos
Sarà conseguenza del fatto che oggi in pubblicità ci sono tanti “sarti”. Alcuni bravissimi, intendiamoci. Ma poche firme.
Certo, mi direte voi, non è che in Italia fuori dal contesto pubblicitario la situazione sia diversa. Ho appena letto la notizia che lo storico magazine Cioè, cult per gli adolescenti della mia generazione, è tornato a Sanremo. In TV prosegue il successo della Ruota della Fortuna, mentre è pronto ad andare in onda il format Scherzi a parte. E io che pensavo di essere nel 2026. A questo punto ridateci Non è la Rai (magari con uno spin off “geriatrico”)!
Capisco la nostalgia, eh. La nostalgia è la nostra copertina di Linus: ci coccola, ci fa sentire al sicuro. Anche a me non dispiace ripensare agli anni ‘90, quando guardavo il video di “Torn” su MTV e sognavo di essere fidanzato con Nathalie Imbruglia.
In un mondo che sembra una lavatrice in centrifuga, rifugiarsi nel passato è umano. E diciamolo: la politica internazionale, in questo, non aiuta certo. Però la sensazione è che ormai non sia più solo un rifugio, ma stia diventando una residenza stabile. È come se ci fossimo convinti che il futuro sia un quartiere poco raccomandabile e allora restiamo nel centro storico, tra le strade che conosciamo, a rifare sempre lo stesso giro.