Parole D’Amore – La cultura dello shopping

Sto correndo a prendere la metro, a Cimiano e, prima dei tornelli, noto un manifesto.
I negozi della città espongono opere d’arte.
Mentre il treno scompare sottoterra in direzione Udine, cerco il contenuto sullo smartphone e, dopo pochi tap, scopro Musei in Vetrina.
Nell’ambito delle attività promosse da MuseoCity, dal 6 febbraio al 15 marzo, le vetrine, i negozi, gli atelier e gli spazi espositivi di Milano si aprono alla cultura, a una nuova esperienza di fruizione, andando a comporre un inaspettato museo diffuso.
Il biglietto? Non esiste (ma ricordate quello dei mezzi pubblici!).
Mi piacciono i festival diffusi, perché, tranne alcune location di cartello, non c’è mai troppa gente e si può fruire dei contenuti con calma, chiacchierare piacevolmente, scoprire la città nei luoghi che, magari, durante la vita di tutti i giorni, un po’ sfuggono.
Così, dopo aver trovato la cartina della manifestazione, vado a sperimentare questa nuova esperienza di shopping… culturale!
I negozi, con le loro vetrine illuminate, la loro cura, le possibilità e l’impegno, rappresentano una ricchezza per la città: contribuiscono a tenerla vivace, attiva, aperta. Ravvivano quartieri, rischiarano spazi pubblici, caratterizzano scorci metropolitani.
Ma, spesso, giustamente, li viviamo unicamente come attività commerciali, luoghi in cui trovare l’articolo che cerchiamo, in cui prendere un caffè, scegliere un regalo.
Musei in vetrina, invece, restituisce loro una piacevole importanza; li considera spazi, punti di riferimento, venue.
E, così, mi sorprendo a camminare per le viette di Dergano, al tramonto, col sole che sfiora i tetti dei palazzi.
A girare per le strade del centro con una cartina aperta tra le mani, tipo turista.
O ad attraversare il Quadrilatero, in cerca dei civici indicati sulla mappa.
Ritrovo la bellezza di piazza San Fedele, il gusto di un caffè, il tempo leggero passato ad ammirare i pezzi da collezione esposti in vetrina.
Scopro Gae Aulenti dal suo punto di vista culturale, ammirando copertine leggendarie e capi d’abbigliamento da comprensorio sciistico, esposti per ricordarci altri anni, diverse palette di colore.
Rivedo via Turati, con il suo vintage fashion, la sua eleganza sobria, i suoi colori languidi.
In questa città, con le arterie principali invase dal pubblico dell’ora di punta, Musei in Vetrina mi riporta a vivere, per qualche attimo, una Milano intima, silenziosa, poco appariscente.
Eppure, così elegante, così chic. E, allo stesso tempo, aperta e fruibile.
Ammirare opere d’arte sotto il cielo invernale,
Rimanere affascinati davanti a vetrine che illuminano vie pedonali.
Restituire importanza alla cultura, alle exhibition.
Succede quando, dopo aver preso la linea gialla, percorri cinque fermate, sali le scale, esci per strada e cammini centinaia di metri solo per ammirare un’opera d’arte. Una sola. Che ti chiedi: ma, io è mezz’ora che viaggio solo per questo composite? E poi, però, provi una sorta di leggerezza, di spazio. Per una volta, libero di avere del tempo da dedicare al colore, al design, allo stile di una realizzazione.
Musei in Vetrina ci regala un’esperienza unica.
Soffermarsi, senza fretta, nella città più frenetica d’Italia.
E reinnamorarci dei colori, delle sfumature, dei momenti che passiamo tra le sue splendide vie.

Michele D’Amore
Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!