Fondazione Libellula: dalla scuola all’azienda, la roadmap comunicativa 2026

Al via il progetto “Storie Spaziali per Maschi del Futuro - Scuola Edition”

Si chiama “Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition” il progetto che ha aperto il 2026 di Fondazione Libellula, l’impresa sociale impegnata nel contrasto alla violenza di genere attraverso percorsi culturali e formativi misurabili in concreto. Presentato in Parlamento lo scorso 20 gennaio, vede il coinvolgimento di 250 scuole primarie (in totale 500 classi in tutta Italia) e consiste in un kit educativo a tutto tondo, costruito proprio per lavorare sugli stereotipi di genere per i bambini tra i 6 e gli 11 anni.

A curare la strategia e la creatività delle campagne della Fondazione, c’è come sempre il team interno della realtà milanese guidato da Francesca Panigutto, con il supporto pro bono dell’agenzia internazionale TBWA, mentre il progetto “Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition” è illustrato nello specifico da Luis San Vincente, già autore delle illustrazioni del libro di Francesca Cavallo. Proprio la Head of Communication & Fundraising di Fondazione Libellula spiega il concept del progetto in questo modo: «La violenza di genere è strutturale, quindi anche la risposta deve esserlo». Per Fondazione Libellula ciò si traduce nella seguente scelta: «Noi parliamo di violenza senza esporre la violenza: trasferiamo cultura. E dobbiamo farlo sempre prima, quando le narrazioni non sono ancora diventate normalità».

A sua volta la Presidente della Fondazione, Debora Moretti aggiunge: «Abbiamo fatto tanto per le bambine, ma sui bambini non abbiamo mai lavorato davvero. Dobbiamo educarli alla cura, al rispetto, al consenso. Non possiamo aspettare l’adolescenza». 

Il progetto sarà accompagnato da una misurazione di impatto realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, per valutarne l’efficacia prima e dopo l’intervento.

La scelta delle primarie non è insomma casuale. «Se non interveniamo sulla parte culturale, i numeri non cambieranno – continua Moretti -. Il problema non sono solo i dati sui femminicidi. Il problema è da dove quei numeri nascono».

Accanto al lavoro nelle scuole, Fondazione Libellula (che prende il nome dall’insetto che più di altri simboleggia metamorfosi e crescita personale) non dimentica le altre campagne. Da segnalare in particolare “Conto il Rosso”, la campagna che ha raccontato la violenza di genere come uno scontrino che pesa sull’intera collettività. L’imminente ricorrenza dell’Otto Marzo dà l’occasione all’impresa sociale di tornare a parlare del lavoro delle donne e soprattutto del costo invisibile che le stesse pagano nei contesti organizzativi. «La violenza incide per il 5% del PIL nazionale», rimarca Panigutto. 

Di numeri vive, del resto, la Fondazione stessa che attraverso la propria attuale rete di oltre 200 aziende impatta su circa 3,5 milioni di persone. «Non vogliamo fare iniziative spot – ribadisce in proposito Moretti – vogliamo impatto misurabile e continuativo».

Un esempio concreto del proprio modo di operare viene testimoniato da Laura Vitelli, membro del board e responsabile progetti speciali, che sottolinea: «La pay transparency oggi è un punto focale. Noi lavoriamo sull’equità di genere dal 2016. Non è solo una norma da rispettare, è un cambio di mentalità». E aggiunge: «Non basta l’antimolestia. La policy antiviolenza significa prendersi cura della persona anche rispetto a ciò che accade fuori dall’organizzazione».

I segnali, secondo la Fondazione, sono incoraggianti. «Un indicatore positivo – conclude Moretti – è l’aumento delle segnalazioni nelle aziende dove lavoriamo. Vuol dire che le persone non normalizzano più certi comportamenti e si sentono sicure di parlare».

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