DUDE, a fine bunch of underdogs

Lorenzo Del Bianco, CEO & Founder del Gruppo, racconta a Touchpoint Magazine la riorganizzazione e i piani di sviluppo del Gruppo, in un 2020 che sarà archiviato come un “ottimo pessimo anno”

Il Covid-19 ha reso obsoleti in poche settimane i piani delle imprese, rendendo più difficile la programmazione in un contesto caratterizzato da una costante incertezza. A tuo avviso in questo scenario quale ruolo devono ritagliarsi le agenzie?

Come diceva qualcuno (Einstein credo) “preferisco essere ottimista e sbagliarmi, piuttosto che pessimista e avere ragione”. Non mi addentrerò quindi nel lungo elenco dei problemi di questo periodo. Mai come oggi infatti è facile, e giustificato, lamentarsi. Credo tuttavia sia più utile sfruttare un momento come questo per fare un po’ d’ordine, visto che la situazione ce lo impone.

Le grandi crisi portano sempre anche a grandi cambiamenti e spesso aprono la strada a chi sa leggere meglio di altri il futuro. Non credo esista una ricetta per farlo, ma penso che possa essere utile avere una bussola che ci guidi durante la tempesta con poche semplici priorità.

Ti dico le mie (in ordine a loro volta di priorità), che poi non sono le mie ma quelle di DUDE.

Persone (mai come ora la differenza possono farla soltanto loro), qualità (è l’unico “bene” che i clienti cercano anche in pandemia), investimenti (so che è dura, ma è proprio in momenti come questo che non ci si può fermare) e creatività (non nell’accezione solita ma intesa come “business creativity”, ovvero trovare soluzioni rapide e innovative ai mille problemi operativi di ogni giorno).

Lorenzo Del Bianco

Per DUDE questo è stato anche un anno di riorganizzazione. Lo scorso marzo avete ridisegnato la struttura societaria, creando una holding a cui fanno capo le diverse società. Ci vuoi illustrare il nuovo assetto del Gruppo e le ragioni che stanno alla base di questa operazione?

Se lo avessimo calcolato, non ci saremmo mai riusciti. Mesi e mesi di lavoro e preparazione a un’importante trasformazione societaria, con il D-Day di tutto questo processo fissato inconsapevolmente nel più nefasto dei mesi possibile: marzo 2020. Nonostante la pandemia, siamo riusciti a completare una trasformazione di cui sentivamo il bisogno da tempo. Negli ultimi anni erano nati diversi spin off di business più o meno legati al progetto originario e stava diventando disfunzionale la gestione d’insieme, specie in ottica futura.

Così è successo che quella che prima era un’agenzia, che però era anche una casa di produzione, che però faceva anche altre cose, è diventata da qualche mese la holding di un gruppo e soprattutto un brand che opererà in diverse industries più o meno attigue all’advertising, come ad esempio il mondo motion picture & entertainment. All’interno del gruppo per il momento ci sono cinque società: DUDE Milano, DUDE London, DUDE Originals, FeST, The Impossible Society.

Ma speriamo possano diventare presto molte di più.

 

Al di là delle oggettive complessità legate allo scenario, che anno è stato questo 2020 per DUDE Milano? Quali nuovi clienti sono arrivati? Vuoi tracciare un bilancio?

Questa è la domanda più difficile e ti rispondo così: è stato un “ottimo pessimo anno”. Considera infatti che, per la nostra natura ibrida fatta di consulenza creativa e prodotto, abbiamo di fatto ricevuto dal 2020 sia bastone che carota. Bastone perché si sono fermate tutte le produzioni per tre-quattro mesi (e gli eventi di fatto per tutto l’anno), provocando un’ingente emorragia di cassa e fatturato che ci vorranno mesi, forse anni, per risanare. Carota perché abbiamo avuto conferma di come, anche in un anno come questo, la domanda di creatività di qualità sia paradossalmente aumentata. O almeno per noi è stato così.

Cito simbolicamente soltanto tre nuovi clienti con i quali abbiamo iniziato a collaborare proprio durante il lockdown: Costa Crociere, Enel X e Nike.

Settembre e ottobre sono stati due dei nostri migliori mesi di sempre, e non è un caso che sia accaduto proprio quando per un attimo tutto era ripartito. Ora ci troviamo nuovamente in un potenziale stallo, ma sono convinto che, con qualche sacrificio e non mollando un colpo, avremo la forza per resistere all’urto e ripartire di nuovo. Augurandoci che il 2021 torni a essere semplicemente un “normale ottimo anno”.

 

In periodo pre-Covid avete allargato i vostri uffici di Milano: la vostra sede è una vetrina che racconta lo stile DUDE. Ma il vero capitale di un’agenzia è quello umano. Quali reparti avete rafforzato in questo 2020? 

Anche qui il tempismo è stato beffardo, se consideri che abbiamo iniziato i lavori il 4 febbraio di quest’anno e che, ovviamente, abbiamo dovuto immediatamente sospenderli per un paio di mesi riuscendo di fatto a finire soltanto a settembre.

Il progetto, merito della visione di due bravissime architette (si dice così, no?), è una folle rivisitazione dei nostri uffici utilizzando dei container navali, rimodulati per le nostre esigenze. Spero possiate visitarli tutti presto. Magari alla festa del 2021. O del 2022. Insomma, prima o poi si rifaranno le feste, no?

Passando invece dalle ristrutturazioni edili a quelle organizzative, il paradosso è che ci siamo rinnovati più quest’anno che negli anni precedenti.

Considera che solo nel 2020 sono entrate circa una decina di persone. La unit più rinnovata è stata quella creativa dove, dopo la partenza del nostro pupillo Nicolò Carrassi (a cui auguriamo i più grandi successi), abbiamo strutturato due nuove direzioni creative. Il primo grande innesto è stato sicuramente Jonay Sanchez Sosa, spagnolo (canariota) con grande esperienza internazionale arrivato dalla direzione creativa di McCann Bucarest dopo aver (letteralmente) girato e lavorato in tutta Europa (guardatevi il progetto “Ideas for fuel”).

Direzione creativa anche per il giovane e talentuosissimo Davide Labò, che farà coppia con Luca Riva e per un’altra persona che però non posso scaramanticamente ancora annunciare.

Arrivi importanti anche negli altri team. Ne segnalo soltanto alcuni, tutti al femminile, in ruoli chiave: Silvia Ghiretti (Account Director), Marzia Puma (Chief of Staff), Michela Braganti (Progress Manager). In arrivo, ma questo è uno spoiler, anche un Head of Social e un CFO.

 

Guardando il portfolio clienti di DUDE e i tanti riconoscimenti internazionali ottenuti si può dire che la vostra sia l’agenzia ideale per portare idee ad aziende che si sforzano di essere creative nel loro business. Come si è evoluto in questi anni il posizionamento dell’agenzia?

Circa un anno fa, dopo un biennio di forte crescita, abbiamo sentito la necessità di sederci al tavolo per capire chi fossimo diventati e quale fosse un posizionamento coerente con quel momento della vita di DUDE. Stavamo per diventare un gruppo, le società erano ormai cinque e le persone più di settanta. Qualcuno ci faceva notare che stavamo cambiando ed era semplicemente la verità. Ti confesso che ci sentivamo un po’ spaesati. Confrontandoci abbiamo capito che il nostro posizionamento non poteva essere qualcosa che ci posizionasse su un mercato specifico (ad esempio quello delle agenzie creative) ma piuttosto uno statement radicato nei nostri valori fondamentali, applicabili a qualsiasi progetto affrontiamo e affronteremo in futuro.

I nostri (valori) sono tre. La qualità, da ricercare sempre forsennatamente in qualsiasi cosa facciamo.

Le persone. O meglio, il gruppo. Che non deve mai smettere di divertirsi (lavorando e/o facendo altro), altrimenti abbiamo un problema o presto ce l’avremo. E poi la terza, forse la più importante, ma anche la più difficile da descrivere. Ci provo.

La mentalità di sentirsi sempre affamati, challenger.

La fame di chi non si sente mai arrivato, di chi non crede mai di essere il primo. 

La “garra” di chi gioca sempre ogni partita come se il pronostico lo desse per sfavorito.

Ne è nato così un posizionamento, che non è un posizionamento.

“A fine bunch of underdogs”.

Qualcuno obietterà che non significa nulla, ma non importa.

Noi ci sentiamo così.

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