ASSIRM, dagli associati pessimismo sul 2020 ma migliora la percezione del 2021

Consapevole della rapida evoluzione e delle mutate condizioni del mercato causate dalla diffusione del Covid-19, ASSIRM ha voluto condurre a luglio tra i propri associati una seconda indagine con lo scopo di monitorare il cambiamento in atto e le nuove criticità che i player del settore devono affrontare. Confrontando i nuovi risultati con la ricerca effettuata ad inizio aprile – nel pieno della crisi pandemica – emergono delle evidenze significative. Analizzando le previsioni dell’andamento economico aziendale per l’anno in corso, il 55% degli imprenditori si dichiara fortemente negativo. Il 22% ipotizza un lieve peggioramento mentre il 19% non si aspetta alcuna variazione rispetto ad ora. Per quanto riguarda, invece, il 2021, si osserva un atteggiamento più positivo anche se cresce l’incertezza. Il 37% del panel, infatti, prevede una migliore condizione economica, il 22% prospetta un peggioramento della stessa – contro il 35% registrato nella survey di aprile – a pari merito con chi afferma che rimarrà uguale.

In relazione alle valutazioni generali sull’effetto del Coronavirus sull’industry nel 2021, si osserva un calo di 7 punti percentuale alla risposta “Avrà un impatto molto negativo” – che nell’ultima indagine aveva ottenuto il 30% delle preferenze. Diminuisce dunque la percezione di un 2021 sfavorevole, anche se si nota ancora molta cautela: il 51% del panel dichiara che il Covid-19 avrà un’influenza leggermente negativa sull’interno settore.

Volgendo invece lo sguardo alla situazione nazionale, il 2021 viene valutato come un anno difficoltoso dal 60% degli associati. Solo il 22% del campione pensa invece che vi sarà un miglioramento mentre il 15% crede che non subirà modifiche.

Dal punto di vista operativo, i principali problemi con i quali i player del settore si sono dovuti confrontare sino ad ora sono il rallentamento della domanda (46%) e la difficile realizzazione di focus group e interviste face-to-face (17%) e la gestione dello smart working (17%). Aspetti che rappresentato un’entità severa (37%), ostacolando il raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il 2020.

«Grazie alla ricerca viene chiaramente evidenziata la prudenza degli associati sul pieno recupero a breve e medio termine – dichiara Matteo Lucchi, Presidente di Assirm – Il percorso da intraprendere come Sistema Paese per raggiungere un miglioramento complessivo è sicuramente ancora lungo, ma ASSIRM è in prima fila e costantemente impegnata per favorire, supportare e rilanciare le ricerche di mercato e più in generale, l’economia italiana».