Il Ritorno del Pubblivoro – Il tempo di raccontare

Ci stiamo preparando per le ferie, probabilmente le ferie più strane degli ultimi anni. Si viaggerà poco, si starà in Italia e ci prenderemo il tempo per leggere, riposarci, stare all’aria aperta e oziare. Così voglio chiudere la rubrica prima della pausa estiva commentando due spot che innanzitutto si “prendono il tempo” di raccontare, di spiegare e di far vivere quello che descrivono. Perché, come ribadisco sempre, se ci sono i contenuti, se c’è un pensiero, se si investe nella creatività e nell’originalità la durata diventa un dettaglio. Le persone sono sempre disponibili a prendersi il tempo per guardare qualcosa di bello e di qualità. 

Oggi voglio commentare due piccoli film di un minuto che vanno in questa direzione e possono, in qualche modo, accompagnarci all’inizio delle vacanze. Costruendo un piccolo ponte tra la velocità del lavoro e la lentezza delle ferie.

Iniziamo con TIM che sulle note di Rossini ci regala tutta la storia della telefonia in un minuto. Operazione riuscita molto bene grazie a un montaggio molto ritmato che cattura lo spettatore. Infatti, non si fa in tempo a metabolizzare l’immagine che ti ancora a un ricordo preciso come lo Startac e il gettone (alle Generazioni Z poi lo spiegheremo) che subentra un’altra piccola narrazione. È questo continuo inseguire che rende particolarmente efficace e bello questo spot. La scelta delle scene è puntuale. Forse la decisione di mettere in risalto in postproduzione le linee telefoniche illuminandole non aggiunge nulla, anzi probabilmente toglie un po’ di poesia all’insieme e anche un po’ di effetto nostalgia da “Istituto Luchttps://www.touchpoint.news/2020/07/16/9878/e” in tutte le immagini in bianco e nero.

Molto ben riuscito anche il film di YES Milano dove i luoghi rappresentativi di Milano non solo raccontano la città ma diventano una metafora per rappresentare il modo in cui è possibile vivere la città. La narrazione è vincente e avvincente proprio perché la chiave di lettura sono le persone che interpretano, con una loro chiave di lettura, appunto, i luoghi. Lo slogan “Milano è sempre quella perché non è mai la stessa” anche se paradossale diventa una verità dimostrata. Tanto che i milanesi che non hanno la possibilità di andare in vacanza per la crisi che ci ha colpito o per la sindrome della capanna hanno la possibilità di stare in vacanza visitando con occhi nuovi il posto in cui risiedono.