Il ritorno del Pubblivoro – Comunicare nel limbo

È interessante vedere come le aziende comunicano in questa terra di mezzo, questo limbo che ci sta portando verso una nuova normalità con la voglia di tornare a socializzare fuori casa e contemporaneamente con la spada di Damocle della crescita di contagi.

Oggi analizziamo due pubblicità che scelgono due strade diverse per la tipologia di prodotti e servizi proposti e per le caratteristiche del target individuato per la comunicazione.

Iniziamo con Crédit Agricole che con “Attiva il mutuo e inizi a pagare tra un anno” rivolge la comunicazione a chi sta decidendo di cambiare casa. Il concept è semplice e funzionale, si ritraggono scene di vita quotidiana della Fase 1 dove lo spazio è insufficiente. La costrizione nella costrizione che, molto probabilmente, ha invitato le persone che hanno vissuto in quella situazione a pensare di cambiare casa. Di prenderne una più grande, dove finalmente si possa cucinare senza sacrifici, dove si possa mettere la cyclette, dove si possa lavorare in smart working tranquilli e dove ci si possa dedicare all’arte bucolica della coltivazione. Ecco che tutte queste scene vengono rappresentate e fanno immedesimare i possibili clienti. Alla domanda implicita, “ma come facciamo in questa situazione di incertezza?” la risposta sta nel claim. Tutto molto ben studiato. La scelta più convincente è quella di narrare la parte della mancanza di spazio con leggerezza e simpatia in modo da non far sentire in difficoltà il proprio target che di difficoltà ne ha dovute passare già troppe.

Molto diversa la narrazione di Aw Lab che con “We are still human” gioca la carta dell’emozione. Si inizia con la rappresentazione delle varie emozioni e stati d’animo per poi passare ai verbi e all’azione, arrivando alla sintesi finale in cui tutto può succedere ma noi rimarremo sempre umani con tutte le nostre peculiarità. Un punto di arrivo per nulla banale vista l’alienazione alla quale siamo stati sottoposti. L’aspetto che più mi ha colpito è stata la scelta di girare uno spot al femminile per la quasi totalità del tempo. Ai maschi in carne e ossa rimangono solo quattro secondi nei sessanta dello spot per sottolineare “Play”. Forse perché giudicati poco profondi ed eterni adolescenti. L’altra apparizione maschile è nel momento in cui si esprime il fatto che il mondo può cambiare ma l’immagine del ragazzo con lo zainetto è digitale e quindi non vera. Una scelta in cui non trovo la ratio se non nella stranezza stessa della scelta. Che comunque mi ha colpito e quindi ha funzionato.