Il vantaggio di avere Friendz

In occasione del GammaForum 2019, evento dedicato all’imprenditoria femminile e giovanile, è stata insignita del Giuliana Bertin Communication Award 2019, speciale riconoscimento di Valentina Communication, agenzia ideatrice della manifestazione, per l’imprenditrice che si sia distinta nel campo della comunicazione on e offline. Parliamo di Cecilia Nostro, co-Founder di Friendz, la piattaforma social che permette a chiunque di trasformarsi in testimonial retribuito di un brand. Non solo. La start up, che la giovane imprenditrice piemontese ha lanciato insieme ad Alessandro Cadoni e Daniele Scaglia, nasce per mettere in contatto grandi brand e persone comuni. 

Cecilia Nostro

Friendz è una piattaforma che permette a chiunque di trasformarsi in testimonial, retribuito, di un brand sui social network. Come è nata l’idea del progetto? 

L’idea è nata da una semplice osservazione: guardando attentamente la home dei nostri profili social, Alessandro, Daniele e io ci siamo accorti che moltissimi dei nostri contatti condividevano spontaneamente foto di vita quotidiana in cui accidentalmente comparivano dei brand. 

Queste immagini ricevevano molte interazioni perché non venivano percepite come messaggi pubblicitari. Ci siamo chiesti: “Perché non permettere alle persone di creare contenuti fotografici di qualità per i brand ed essere ricompensate?”. Con Friendz abbiamo voluto dare alle aziende un nuovo (e fino alla sua nascita inaccessibile) canale di marketing: i profili social privati delle persone. 

Non influencer, blogger o Vip, ma persone con in media 1.000 amici che vengono seguite proprio da chi conoscono nella vita di tutti i giorni. Questo progetto si basa su un concetto molto semplice quanto impegnativo: utilizzare la forza dei legami tra persone e portare il “passaparola” dall’offline all’online.

 

Qual è stato il percorso formativo che l’ha portata fino a Friendz? 

Ho prima studiato Economia a Torino e, affascinata dal mondo del marketing e l’arte della vendita, ho deciso di completare il mio percorso con un master in Management prima in Svizzera e poi in Sud America. Tornata in ciabatte da mesi di vita intensa mi sono affacciata al mondo del lavoro con un’esperienza nel digital marketing in una multinazionale: non ho resistito più di qualche giorno. Avevo la necessità di sfruttare tutta l’energia dei miei 25 anni per costruire qualcosa di grande o per lo meno di mio. Così mi sono iscritta a tutti gli eventi che trattavano di start up, innovazione, ICT e imprenditoria. Dopo qualche giorno mi sono ritrovata a un aperitivo dove ho conosciuto Daniele e Alessandro; è stato amore a prima vista e da subito abbiamo capito di avere la stessa grinta e le stesse ambizioni, così abbiamo fondato Friendz.

 

Quando ha capito che il progetto aveva tutti i requisiti per decollare? 

Quando l’app era ancora un prototipo io e i miei soci andavamo sotto gli uffici delle grandi multinazionali per attaccare bottone con chiunque lavorasse lì e non appena trovavamo – letteralmente – una porta aperta, coglievamo l’occasione per raggiungere i Marketing Manager con un solo obiettivo: far conoscere Friendz e le sue potenzialità a tutti. Parlando con gente del mestiere ci siamo accorti che l’idea piaceva, aveva margine di crescita, ma che doveva essere ancora rifinita. Così, tra un appuntamento e l’altro, ci siamo adoperati per implementare, migliorare o cambiare caratteristiche e processi seguendo i feedback ricevuti.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete dovuto affrontare? 

Sicuramente le difficoltà maggiori sono state all’inizio: eravamo tre venticinquenni alle prime armi e dovevamo trovare fondi e contatti per far nascere la nostra azienda. Un altro ostacolo è stato far capire il valore aggiunto di Friendz ai primi clienti. Utilizzare la nostra app o affidarsi al marketing tradizionale, sono due cose molto diverse; il marketing è per sua natura molto autoreferenziale, Friendz invece fa parlare del brand alle persone, dando vita a una comunicazione inclusiva. È stato un passo importante far capire alle aziende che si tratta di un tipo di comunicazione che deve essere necessariamente diversa per essere efficace, perché ciò che dicono le persone deve essere credibile. A oggi abbiamo collaborato con oltre 200 brand internazionali, quindi possiamo dire che il valore di ciò che proponiamo è riuscito a passare, anche perché costruiamo insieme ai clienti i messaggi e le linee guida che la community deve seguire nella creazione del contenuto.

 

Quanto Friendz oggi “somiglia” a quello che avevate in mente quando lo avete pensato? 

Quando abbiamo ideato Friendz non sapevamo cosa fosse il mondo della comunicazione né quello del marketing. Come tutti i principianti, abbiamo fatto quello che ci sembrava sensato. Abbiamo pensato che le persone comuni potessero rappresentare i loro prodotti preferiti nella loro quotidianità e che avessero un fortissimo fattore di influenza sui loro amici. Fin da subito avevamo intuito che le persone amano sentirsi importanti e che avremmo dovuto puntare sulla community per differenziarci sul mercato. In questo, assomigliamo tantissimo a noi stessi di 4 anni fa. Nella tecnologia, nella tipologia di progetti e nella carta del dettaglio, fortunatamente no. Siamo cresciuti moltissimo.

 

Che tipo di evoluzione immagina per la vostra piattaforma da qui ai prossimi anni?

La nostra piattaforma diventerà anche la tecnologia con la quale le aziende potranno costruire la loro stessa community. I nostri clienti ci chiedevano sempre più spesso di aiutarli a costruire un ecosistema che funzionasse con le stesse logiche di Friendz ma pensato per il loro brand, quindi ci stiamo attrezzando per poter fornire dei White Label della nostra tecnologia.