Questione d’etichetta – La distanza che fa la differenza

Sembra un concetto obsoleto e poco importante, ma come ci dimostrano gli studi della prossemica spesso è proprio la distanza che fa la differenza. Nella business etiquette la distanza diventa un concetto fondamentale, che può aiutare a instaurare buoni rapporti professionali. Come facciamo a capire qual è la distanza giusta che dobbiamo mantenere dal nostro interlocutore? La distanza che nella nostra cultura viene percepita dalla maggior parte delle persone come gradevole è una lunghezza di braccio. Chi vive più a Nord, la manterrà più a lungo, anche dopo aver conosciuto meglio una persona, chi vive a Sud si avvicinerà più velocemente e più facilmente.

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Secondo gli studiosi della prossemica, esistono quattro diversi tipi di distanza:

> Distanza intima 0- 45 cm: è la distanza comunemente adottata tra genitori e figli, ma anche fra partner. Il contatto fisico è benaccetto, non crea né soggezione né fastidio. Consente di sentire il calore e l’odore dell’altro, e chi è empatico percepisce anche le emozioni. 

> Distanza personale 45-70/100 cm: amici o persone per le quali proviamo simpatia forte o attrazione. Chi interagisce a una distanza personale può toccarsi e scambiarsi sguardi con una certa frequenza e l’odore non è facilmente percepibile.

> Distanza sociale 100-200 cm: regola i rapporti formali e normalmente è la distanza richiesta quando si interagisce con persone in ambito professionale.

> Distanza pubblica oltre 2 m: a queste distanze ci si percepisce come elementi facenti parte dell’ambiente. Ad esempio per strada, in stazione, in aeroporto, a eventi pubblici.

E se il nostro partner d’affari continua a sorpassare la distanza sociale e a entrare nella distanza personale? Succederà che il nostro corpo inizia a inviare dei segnali inconsci, tra cui la bocca stretta, l’irrigidimento dei muscoli, l’indietreggiare con il busto e un accenno a un ghigno. Sono cambiamenti ed espressioni del linguaggio paraverbale quasi impercepibili, ma se li conosciamo possiamo riconoscerli. 

Se qualcuno ci si avvicina troppo, basta spostare il peso da una gamba sull’altra, fare un passo indietro oppure mettersi in diagonale verso il nostro interlocutore. Se tutto questo non funziona, si può cercare di accompagnare la persona da un’altra parte della sala/stanza. L’atteggiamento più facile rimane comunque sempre la tolleranza, pensando ad altro e sorridendo e cercando di concludere in modo professionale la conversazione o trattativa. 

 

Katharina Von Bruchhausen. Tedesca di nascita, milanese d’adozione, ora risiede a Bolzano e si occupa di consulenza di business etiquette.
Nel 2013 ha fondato la KvB Galateo (kvb-galateo.it), la prima accademia internazionale di galateo e comunicazione per chi vuole migliorare la propria immagine