Enolò, la platform economy per il mondo del vino

Mettere in collegamento produttori e dealer, offrendo servizi di valore a fronte di un abbonamento: il CEO Stefano Baldi racconta il modello di business della start up soffermandosi sui punti chiave della futura espansione, dall’internazionalizzazione alla blockchain. Senza trascurare la comunicazione, con una forte impronta social

Quando è nata la start up e come? 

Ci sono voluti tre anni per ideare e implementare completamente Enolò. L’idea nasce da pregresse esperienze di management nell’ambito della logistica e del marketing, con casi importanti nel comparto specifico del beverage. L’input principale trae origine dalla conoscenza del confronto esistente tra le esigenze di chi compra il vino, come per esempio i ristoranti, le enoteche, le vinerie, gli hotel, ecc. e chi lo vende. 

A un’attenta analisi era chiaro che servisse qualcosa per colmare le lacune e le difficoltà incontrate dal settore enologico: Enolò doveva essere l’anello di congiunzione tra produttori e dealer tramite una proposta che sarebbe stata possibile grazie all’innovazione tecnologica. La nostra start up si sviluppa per offrire vantaggi concreti secondo logiche orizzontali e mai ridondanti dove i processi creano valore in ogni anello della filiera commerciale e distributiva. Per la partenza e lo sviluppo della start up, sono stati raccolti circa 600.000 euro, oltre ai finanziamenti diretti dei soci fondatori. Enolò è stata beneficiaria di incentivi ottenuti dalla vincita di bandi come Smart&Start di Invitalia e Qip di Comitato Abruzzo e ha anche effettuato un primo round di equity crowdfunding sulla piattaforma Opstart.it chiusa in overfunding.

 

Stefano Baldi

Qual è il modello di business?

Enolò è una start up basata su un modello win win. Nel panorama delle piattaforme digitali per il mondo del vino, Enolò è l’unica improntata in maniera “nativa” sul B2B. Quello del vino è un settore trainante dell’economia del Paese che conta circa 50.000 produttori e che, anche considerando soltanto i prodotti DOP e le IGP, movimenta più di 3 miliardi di bottiglie di vino di qualità. È in questo panorama che Enolò interferisce e fa la differenza offrendo funzionalità specifiche per la logistica, il marketing, la comunicazione e tanto altro, rivolte a chi produce e vende vino. Un livello in cui ogni transazione non è, come nel caso dei marketplace B2C specialistici, fatta di pochi pezzi per ordine, ma è costituita da quantitativi elevati e ripetuti per singolo cliente. In ambito professionale occorre rispettare logiche con caratteristiche industriali non soltanto nelle operation, ma anche nelle attività commerciali dove sono necessarie soluzioni per bisogni molto più articolati e complessi di quelli che si generano quando un consumatore acquista la sua bottiglia preferita, in un sito di e-commerce.  Enolò non compra e non vende vino, non applica commissioni sui prezzi di vendita delle cantine ed è per questo che riesce a disintermediare realmente ed efficacemente le relazioni tra gli attori della filiera. I suoi ricavi derivano esclusivamente dai servizi a pagamento eseguiti per conto dei produttori, ovvero gli effettivi clienti dell’azienda. Enolò, per mezzo della sua piattaforma, offre un’estesa gamma di servizi destinati a tutti i protagonisti del mondo del vino, utenti finali compresi, i quali possono conoscere, fruire e condividere ogni contenuto ed esperienza. Interagendo reciprocamente, cantine, dealer (ristoranti, enoteche, winebar, eccetera) e consumatori, ricevono e generano a loro volta valore, contribuendo a determinare un ambiente che diventa una platform economy in cui viene superato il tradizionale criterio cliente/fornitore. Per poter usufruire della piattaforma la cantina sottoscrive un abbonamento sotto forma di un canone molto contenuto, quindi paga i servizi di cui usufruisce in maniera scalare e variabile, in misura commisurata alle effettive esigenze.

 

Come si è sviluppato il progetto?

Il progetto è stato completato e dopo un anno di test e conseguente validazione dei processi. La piattaforma tecnologica mette a disposizione numerose funzionalità per gestire ogni attività caratteristica dei suoi utenti, è stato realizzato un HUB logistico presso l’Interporto d’Abruzzo in cui vengono gestiti il deposito, le spedizioni e ogni altra attività logistica.

L’attività di comunicazione, avviata prima del resto, permette di apprezzare metriche che mostrano un traffico di centinaia di utenti sui siti di Enolò e diverse migliaia di altre tipologie di contatti giornalieri, sui canali social dell’azienda. 

A oggi sono registrati al sistema diverse centinaia di dealer situati sul territorio nazionale e molte decine di cantine che propongono online le loro etichette di vini di qualità. La piattaforma è costituita da due portali che svolgono ognuno un ruolo ben preciso. Il primo, con dominio enolo.it, si occupa di diffondere conoscenza e contenuti sul mondo del vino, l’altro, cartadeivini.wine, è invece il marketplace in cui sono abilitate tutte le funzionalità connesse alla gestione dei servizi. 

La ricchezza delle funzionalità presenti su cartadeivini offre ai vari profili utente soluzioni che spaziano dalla possibilità di realizzare una carta dei vini in tempo reale, sia in versione stampata che digitale, molto utile per ogni dealer, fino alla gestione degli ordini e dei relativi incassi.

Dall’outsourcing logistico con servizi, ad esempio, di co-packing, kitting e molti altri, a quelli più scontati di delivery e forwarding, dalla possibilità di gestire ordini con offerte e transazioni agevolate tramite un apposito borsino, a quella di gestire gruppi clienti, cataloghi, listini prezzi e termini commerciali articolati e dedicati per brand diversi di una stessa cantina o catalogo etichette, dalla gestione di coupon e altre tipologie di strumenti di marketing, alla produzione, e promozione di eventi. La piattaforma integra anche un CMS per sviluppare le attività di comunicazione sul web e sui principali canali social. 

Insomma, tante opportunità e molta innovazione per il settore del vino.

 

Quali saranno i prossimi step?

Il progetto prevede uno sviluppo verso quattro direzioni: in primo luogo includere nel marketplace altre sezioni di prodotti affini, la cui destinazione commerciale è sempre la medesima, quindi birra, spirits e probabilmente olio EVO di qualità; poi realizzare un B2C ibrido online/offline che metta insieme il potenziale della piattaforma sul web e delle enoteche e dei ristoranti sul territorio; in terza battuta replicare sui mercati internazionali il modello tramite un network di HUB logistici come cloni del primo; infine proporre servizi innovativi fintech per investimenti su asset costituiti da lotti di vini premium tracciati mediante blockchain.

 

Che tipo di clientela avete? 

Ci rivolgiamo a chi di professione compra e vende. Le cantine grandi, in Italia, sono solo un migliaio, il resto è invece rappresentato da piccole realtà. Noi offriamo a tutte un’opportunità di visibilità. I nostri clienti sono quindi le cantine che vogliono svilupparsi, ampliare le loro vendite, conquistare nuove fette di mercato, promuovere il loro brand, ottimizzare ed elevare il livello dei servizi. Ovviamente le nostre attività si rivolgono anche a ristoranti, wine bar, vinerie, enoteche, hotel che sono l’altra componente fondamentale del nostro modello di business. Al momento, per i servizi attualmente disponibili, sono clienti non paganti, ma costituiscono il vero motore della piattaforma poiché trascinano tutta la filiera.

 

Come comunicate per attirare nuovi clienti?

È importante creare autorevolezza, affidabilità ed eccellente reputazione perché Enolò venga apprezzata.

La circostanza per cui il nostro modello di business non preveda l’intermediazione, viene considerato un valore aggiunto agli occhi dei clienti: la cantina ci percepisce come davvero coloro che offrono vantaggi in termini economici e di sviluppo. La logica win win ci mette però al centro di dinamiche più articolate che devono essere accompagnate da efficaci e soprattutto oneste strategie comunicative. La nostra azione si sviluppa quindi su più versanti: dai sistemi tradizionali come il contatto diretto a quelli più innovativi come per esempio la lead generation o la presa appuntamenti operata dai nostri media contact center. La nostra azione per contrattualizzare nuovi clienti è esplicata non solo con l’outbound marketing, ma anche attraverso iniziative inbound. 

 

Utilizzate social media e influencer per la comunicazione? 

Allo stato attuale esiste una programmazione sull’utilizzo di influencer che dovrà svilupparsi nel tempo. La parte social media rappresenta un ambito fondamentale per quasi tutte le aziende e non può certo essere trascurata: le strategie hanno bisogno di essere sostenibili e finalizzate. Il settore in cui operiamo ha poi grande risalto mediatico e coinvolge schiere di appassionati in tutto il mondo che spaziano in tutti i settori dell’enogastronomia. La visibilità di un brand in ambito social si fonda quindi su azioni continue e coordinate, che hanno la caratteristica principale di creare content marketing. Enolò questo lo sa bene e il suo staff è caratterizzato dalla presenza di una redazione che prepara contenuti editoriali originali sul tema del vino e un social media manager che agisce per amplificare le sue relazioni/connessioni: riteniamo che seppure si possa fare molto altro ancora, ci siano, se non dal punto di vista quantitativo, ma qualitativo, tutte le carte in regola per sviluppare al meglio le sue potenzialità anche in questo ambito.