La rivoluzione analogica – La rilevanza dell’accessorio. Quando l’automotive si demotiva

L’hai vista in pubblicità correre sulle strade innevate. L’hai vista scorrere elegante tra le strade di Canary Wharf. L’hai vista e l’hai trovata molto “cosy”, tanto “trendy”, un sacco “fashion”… insomma, l’hai desiderata… in trenta secondi ti hanno messo una gran voglia di un’automobile nuova… e non sono stati capaci di raccontarti qualcosa di lei, anzi, non ti hanno raccontato assolutamente niente di quello che è rilevante. 

L’essenza, la funzionalità, la velocità, i consumi, la resistenza, la sicurezza. Niente di niente, cioè, per essere più precisi: niente che faccia parte del vero racconto di un’automobile. Finisce il mito del “casello/casello” di Alfa Romeo, si abbatte la concezione del lusso di BMW e Mercedes, muore definitivamente l’idea di affdabilità Volvo, di teutonica autorevolezza Audi e persino la razionalità della scelta Nissan o Toyota. 

L’unica cosa rilevante diventa l’accessorio principe: lo smartphone. L’industria automobilistica ti offre un buon motivo per spendere sui suoi prodotti: la compatibilità con il tuo smartphone. Allora l’argomento si sposta dall’essenza all’accessorio. L’auto è diventata compatibile con Android e iOs, ha il touch screen, riesce a leggerti i messaggi, farti ascoltare la canzone che vuoi al tuo comando vocale e manda i messaggi WhatsApp e non solo.

Solo in Italia per il 2020 sono previsti investimenti per oltre 900 milioni (nel mondo l’automotive rappresenta un investimento di 35,5 miliardi di dollari) e il tutto accade mentre la produzione decresce del 17,1% e le immatricolazioni calano a picco. Di fatto, il mondo dell’auto non sa più raccontarsi e vuole proporre i suoi gioielli come dei “carplay” e, se proprio voglio un carplay per interfacciare la mia vecchia auto con il cellulare, mi basta spendere 500 euro. Un vecchio adagio siciliano dice “‘nta ruina nun c’è sparagnu” che significa “nella rovina non c’è risparmio”.

A questo punto mi chiedo, ma non sarà il caso di provare a percorrere nuovamente la strada maestra? Non è meglio provare a tornare all’arrosto diradando un po’ di fumo? Ormai tutte le auto, che costino 4.000 o 40.000 euro mi danno un carplay, ma cosa può darmi di più un’auto che non sia la voce di siri e la mia playlist degli mp3?

Sono siciliano e faccio il copywriter. Non facciamone un caso.
Lavoro e ho lavorato per agenzie di comunicazione nazionali e multinazionali, ma anche come consulente di comunicazione freelance per aziende italiane, internazionali ed Enti Pubblici.
Attualmente sono nomade tra Milano, Roma e la Sicilia. Mi alterno tra la coltivazione dell’orto e il terziario avanzato; tra la raccolta delle melanzane in campagna e le campagne per nuovi e vecchi media in città.
Ho lavorato a campagne internazionali e a Roma ho diretto il reparto creativo di importanti agenzie nazionali e internazionali.
Attualmente sono stato accolto amorevolmente da Milano e spero che possiate divertirvi a leggere le mie inutili divagazioni accolte dagli amici di Touchpoint.