Uqido, tecnologia e creatività a braccetto nel segno dell’innovazione

Semplificare le complessità al servizio delle persone è il must della software house che punta a chiudere il 2019 con 3 milioni di fatturato. Intervista al CEO e Co-Fondatore Pier Mattia Avesani

Galeotta fu una sala d’attesa per dare vita a un pezzo di Silicon Valley a Padova. «Era il 2009, quando si pensava di essere già nel futuro. Ero in coda per un prelievo e di fronte a una lunga attesa ho pensato che un computer avrebbe potuto segnalarmi che era arrivato il mio turno, in caso fossi uscito a fare un giro. Così ne parlai a un amico e insieme abbiamo cercato in letteratura degli algoritmi che prevedessero le attese in coda. 

Pier Mattia Avesani

Non esisteva nulla, quindi abbiamo scritto e brevettato il sistema “eliminacode” Simon, successivamente installato all’Università di Verona come test su 7.700 ragazzi che si dovevano immatricolare. Nel 2010 abbiamo ricevuto un finanziamento da M31, incubatore tecnologico di Padova ed è partita l’avventura», spiega a Touchpoint Today Pier Mattia Avesani. Laureato in Informatica Multimediale a Verona, è Co-Fondatore insieme ad Alberto Silletti e attuale CEO di Uqido, software house nata nel 2010 dal forte carattere innovativo che opera nel campo del software development, dell’Intelligenza Artificiale, dell’IoT, della Virtual e dell’Augmented Reality. 

 

E poi cosa è successo?

«Abbiamo sviluppato il software che è stato venduto a una cinquantina di ospedali e ai pronto soccorso in Veneto: il prodotto è stato utilizzato da 550 mila persone. A livello di business, però, un’attività del genere non riusciva a tenere in piedi l’azienda e quindi abbiamo iniziato a produrre altro. Nel 2016 abbiamo trovato la nostra identità, grazie all’incontro con un ex disegnatore di Bosch entrato nel nostro gruppo, grazie al quale abbiamo iniziato a disegnare dei software. Da 9 persone siamo passati a 20 nel 2017, a 40 nel 2018 e ci sarà l’inserimento di altre 10 risorse entro il 2020 tra ingegneri e designer. In soli 3 anni Uqido ha quadruplicato il suo fatturato, passando da 700 mila euro nel 2017 a 3 milioni di euro stimati per la fine del 2019, e raddoppiandolo per il terzo anno consecutivo. Dopo Padova abbiamo aperto un ufficio anche a Milano.

 

Qual è il vostro modello di business?

Dal 2016 non siamo più una start up, non tanto perché siamo cresciuti ma perché il modello è molto semplice: creiamo software e soluzioni di ingegneria su commissione per innovare i processi e i prodotti dei nostri clienti. Ciò che ci differenzia rispetto ad altre software house è la fase di progettazione, condotta insieme sia al cliente sia agli utenti finali che fruiranno del software e prima di scrivere una sola riga del codice. Cerchiamo di capire quali sono i bisogni degli utenti. All’interno dell’azienda, la libertà di immaginazione e di espressione è per Uqido tra i principi cardine delle proprie attività. Non a caso la nostra filosofia prevede sessioni di yoga e degli incontri di divulgazione settimanali, e degli spazi per mettere in moto la creatività delle singole persone che compongono il team.

 

Quindi l’anima ingegneristica e quella creativa convivono e si completano?

La tecnologia evolve super velocemente e per star dietro a tutti gli sviluppi bisogna esserne appassionati quasi in modo ossessivo. Siamo sempre alla ricerca di nuove tecnologie da imparare a usare, a tal punto che abbiamo istituito in azienda i “Side Project”: ogni persona può dedicare il 20% del proprio tempo lavorativo per proporre progetti e nuove linee di business. 

Questo approccio ci ha permesso di imparare nuove tecnologie come il riconoscimento vocale e il Machine Learning, di costruire una pista che si guida da sola e un box di realtà virtuale che ha fatto il giro di tanti centri commerciali italiani. L’altro animo nasce dal fatto che l’uomo, invece, cambia molto lentamente: seguendo solo le tecnologie si possono fare cose bellissime e super complicate che però non servono a nessuno: la nostra anima creativa, di empatia e di gentilezza ci permette di ascoltare veramente l’utente finale e di scaricare a terra ciò che di queste tecnologie c’è di buono, con il fine di semplificare le complessità e mettere la tecnologia al servizio delle persone.

La tecnologia è applicabile a tanti settori, dall’healthcare alla cultura, dal design al retail: ci segnala delle case history?

Per Dainese, Uqido ha sviluppato due soluzioni di innovazione del punto vendita utilizzando la realtà virtuale. La prima per provare l’angolo di visione del nuovo casco e la seconda per presentare la nuova giacca Antartica. Per IKEA sono state create due installazioni pilota nel loro store di Padova concepite per valorizzare due prodotti bestseller e altamente componibili: Bestå e Vallentuna. Grazie alle più recenti tecnologie 3D e tecniche avanzate di videomapping, videocropping e real time rendering, sono state create due esposizioni in grado di emozionare i clienti. Nel Retail si potrà lavorare ancora molto per sviluppare la customer experience. Per Electrolux e Nokia abbiamo costruito un software per formare con la realtà virtuale gli operatori nello stabilimento. Il nostro impegno nella Sanità è continuato con una nuova collaborazione con ULSS 6 per il rilascio della App nativa iOS e Android Sei Mamma Euganea che affianca le future mamme durante la gravidanza e nei due anni di vita del bambino fornendo tutte le informazioni utili, specifiche e certificate di cui ciascun genitore può avere necessità. Inoltre, stiamo realizzando anche un’esperienza con realtà virtuale per la gestione delle dipendenze da droga, alcol, gioco e fumo. Servirà per fare uno screening della popolazione adolescente per prevedere eventuali forme di dipendenza futura, usando la realtà virtuale immergendo gli adolescenti in situazioni tipiche del dipendente. La tecnologia permette di fare un miliardo di cose, ciò che manca in Italia è l’attitudine al cambiamento, la cultura dell’analisi numerica. 

 

Come vede la sua azienda tra 10 anni?

Avremo 10 anni in più. Saremo ancora più specializzati nel disegnare prodotti digitali che innovano il business dei nostri clienti, consentendogli di ottimizzare i costi e di vendere di più. Immagino che i contatti già in corso con aziende europee e americane si saranno consolidati e che potremo vantare un notevole giro d’affari in quei mercati. E, dal momento che abbiamo fornito la tecnologia per l’apertura di un museo a Shenyang in Cina (nel quale si possono provare diverse esperienze immersive tramite realtà virtuale sulla storia cinese, ndr) svilupperemo il business anche in quell’area. Quello che non cambierà sarà il paradigma di oggi: la tecnologia evolverà ancora velocemente e l’uomo cambierà lentamente. Servirà ancora un modo per connettere queste due cose, per rendere semplice la complessità e metterla al servizio delle persone.