Officina Talenti: trovare il valore fuori dagli schemi

UNIlancer, la piattaforma che mette in relazione le aziende con i migliori studenti Università d’Italia, ci racconta storie di talenti partiti da zero e come le aziende possono attrarli, mantenerli e coltivarli

Quando si parla di storie di successo si ha tra le mani quella cosa che definiamo talento. Ma dovremmo discutere di talenti, per essere più precisi. Perché dietro ogni storia che meriti attenzione ci sono sempre loro: le persone.

Eppure, oggi che tutto è più vicino e accessibile, il paradosso è dietro l’angolo: attirare talenti è difficile, sono fuorvianti i risultati ottenuti quando si accetta di affidarsi a processi standardizzati. E di casi eclatanti non ne mancano affatto. Era infatti il 2009 quando Brian Acton, passando per la normale routine di selezione di Facebook, fu scartato senza appello. Lui, che nello stesso anno fondò WhatsApp. Quando Mark Zuckerberg lo ricontattò, non fu per offrirgli un nuovo posto di lavoro, ma per comprare la sua creatura.

L’affare ebbe un valore di 19 miliardi di dollari, 3 dei quali finirono direttamente sul conto del fondatore. Sebbene la delusione di Brian passò in fretta, sicuramente l’HR di Facebook guardò a lungo quel cv dimenticato in un cassetto.

Provare, invece che limitarsi a un freddo screening, può dunque rivelarsi la soluzione migliore per scoprire un talento. Così ebbe inizio la carriera di Carolyn Davidson, studentessa d’arte all’Università di Portland, nel lontano 1969. Per pochi dollari Carolyn si mise in gioco, disegnando un logo per una nascente marca di scarpe sportive. Da quelle giovani mani nacque lo “swoosh” di Nike, costato al produttore di sneakers un totale di 35 dollari e oggi brand dei brand: il più riconoscibile e di sicuro tra i più evocativi.

Persino il Venture Capital non sfugge alla caccia al talento. Tra grandi flussi di denaro, nel panorama del capitale di rischio una chiacchierata con la persona giusta o pochi minuti di presentazione possono dar vita a realtà imprenditoriali che innovano radicalmente il mercato. Nessuna tecnologia, almeno fino a qui. Ma buon senso e sesto senso, per giocare ancora con le parole.

Federico Marchetti la sua chiacchierata l’ha avuta a 30 anni. Era rimasto senza soldi, da poco lontano da un posto di lavoro che non lo soddisfaceva. Aveva in testa soltanto un’idea e una gran voglia di fare. All’altra cornetta c’era il padre del Venture Capital italiano, Elserino Piol, fondatore di Kiwi Management e grande scopritore di talenti. Piol non fallì neanche quella volta. Riconobbe il talento in Federico e gli promise i primi finanziamenti per dare vita al suo progetto imprenditoriale. Da quella telefonata nacque Yoox.com. Oggi è l’e-commerce di abiti di lusso più potente al mondo e primo unicorno italiano a raggiungere il valore di 1 miliardo di dollari.

Non c’è scampo, insomma. In un mondo che cambia alla velocità della luce, le aziende devono stare al passo nella loro ricerca di nuovi talenti, per restare competitive. Ed è solo la prima necessità cui far fronte, prima di mettere in atto attività per mantenerli, coltivarli. Cos’è, il mercato, se non una call for talents che non si esaurisce mai e che vede gli operatori sempre più costretti a rompere le barriere che ostacolano queste contaminazioni?

È dovuta a tutto, meno che a una coincidenza, la popolarità dello smart working. Serve “per arginare il tasso di personale scontento e attrarne di nuovo”, se i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano affermano che il 58% delle aziende medio grandi sta già concedendo ai propri dipendenti di lavorare da remoto. Aumentandone la produttività e rendendo la loro vita più felice. Contaminazione, quindi. Le imprese che si aprono hanno la possibilità di attrarre e stimolare il talento. E forse c’è un intero mercato che sente il momento di invertire la rotta. Abbattendo i vecchi standard di selezione del personale e disintermediando, quando possibile, per tornare a dare il giusto valore alle persone. Si chiama capitale umano, in fondo.

UNILANCER
UNIlancer è la piattaforma che permette alle aziende di collaborare con i migliori talenti dalle Università d’Italia.