Il climatologo Mercalli: “L’Italia rischia un’estate più calda del normale”
(Adnkronos) – Dai cambiamenti climatici con i fenomeni meteo estremi fino alla transizione energetica; dal nucleare, tema al centro della scena politica ed economica, alle fake news sul clima e il calo di fiducia nella scienza, e poi che estate sarà? L’analisi del climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e autore di ‘Breve storia del clima in Italia’ (Einaudi), a colloquio con l’Adnkronos.
Il clima sta costantemente cambiando, quali sono gli effetti in Italia considerando che il bacino del Mediterraneo viene definito dagli esperti un ‘hotspot climatico’?
“L’Italia si sta scaldando a una velocità quasi doppia rispetto alla media globale: oltre 2,5 gradi nell’ultimo secolo. Mentre il pianeta si è scaldato di circa 1,5 gradi. Il nostro è un territorio che risente più di altri del riscaldamento. Peraltro, un territorio costellato da eventi estremi sempre più frequenti, dalle alluvioni alla siccità, dall’aumento del livello del mare al ritiro dei ghiacciai. Se la temperatura del pianeta cresce, di conseguenza si moltiplicano gli eventi meteorologici estremi. Da nord a sud, la Penisola è esposta a ogni genere di rischio climatico”, è il punto del climatologo Luca Mercalli, interpellato da Adnkronos, sulle conseguenze del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, tema al centro, in questi giorni, dei negoziati intermedi SB64 di Bonn verso la Cop31.
Quali territori nel nostro Paese risentono di più del cambiamento? Che estate dobbiamo aspettarci?
Se nella zona della laguna di Venezia il rischio è l’aumento del livello del mare (“cresce all’ordine dei 4-5 mm all’anno”), in Valle d’Aosta è il ritiro dei ghiacciai o le nuove frane dovute al cedimento del permafrost. “Le spiagge della Venezia Giulia fino a Rimini, inclusa la città di Venezia, sono una delle aree più a rischio nel mondo a causa dell’aumento del livello del mare nei prossimi decenni”, ricorda il divulgatore scientifico. “Ogni regione, dalle zone alpine a quelle al confine con l’Africa, ha le sue peculiarità. Le grandi città, per esempio, sono sempre più soffocate dal caldo estivo che le rende via via più invivibili”, aggiunge. E a proposito di caldo, secondo la tendenza stagionale, “ci sono elevate probabilità che anche l’estate 2026 sia più calda del normale”.
Parliamo di produzione energetica e clima. Che ne pensa del ritorno al nucleare?
“L’attuale struttura del consumo energetico, basata sul fossile, è una minaccia per il clima: se continuiamo a ricorrere a petrolio, carbone e gas non faremo altro che peggiorare il cambiamento. Mentre il clima potrebbe aiutarci nella transizione energetica perché ci fornisce il sole, il vento e l’acqua, le principali tre energie rinnovabili”, dice Mercalli. Che poi soffermandosi sul nucleare al centro della scena politica ed economica, avverte: “c’è il grave rischio di allocare le magre risorse che abbiamo in un cammino di produzione di energia molto costoso, lungo da realizzare e che potrebbe andare in contrasto con lo sviluppo assolutamente innovativo delle energie rinnovabili. A mio avviso, non è una grande promessa di sostenibilità. E poi non è rinnovabile, perché l’uranio in Italia non ne abbiamo, dovremmo quindi andarlo a comprare in paesi terzi, mentre il sole cade sulla nostra testa senza pagare dazio a nessuno”.
Che ruolo hanno oggi la disinformazione climatica e la divulgazione scientifica?
Quanto alla
disinformazione climatica, il presidente della Società Meteorologica Italiana sostiene che “ha una storia lunga 50 anni; c’è sempre stata fin da quando il tema climatico è andato a minacciare settori economici potenti. Non è una novità, se non che i mezzi informatici diffondono oggi più rapidamente le fake news e aumenta la confusione dovuta alla perdita di autorevolezza delle fonti scientifiche”. Agganciandosi alla divulgazione scientifica, Mercalli afferma che “purtroppo oggi le forze in gioco sono veramente ostili”; al di là dei negazionisti, “osservo che si è persa un po’ di fiducia nella scienza. Sembra che le opinioni valgano più dei fatti e così fare divulgazione diventa più difficile”. Inaspettatamente poi alcuni paesi hanno cambiato volto: “Gli Stati Uniti prima erano leader della ricerca scientifica sul clima, con la presidenza Trump c’è stato invece man mano uno smantellamento della giurisprudenza ambientale e della ricerca scientifica, tutto per favorire gli interessi dell’energia fossile. L’oscurantismo sembra avanzare in un paese che era il più forte al mondo sugli studi del clima. Una posizione che si è presa invece la Cina, diventata a sorpresa leader mondiale della transizione ecologica”.
Viviamo tempi complessi, una sua riflessione…
Mercalli chiude poi con una considerazione: “In quarant’anni mi sono sempre sentito dire che la transizione energetica, le rinnovabili costano; le armi invece no? Riflettiamo sull’enorme divario che esiste tra giustificare miliardi di euro o dollari in armamenti che producono danni sia alle persone che all’ambiente – non dimentichiamo che le guerre inquinano! – e il costo della transizione energetica che fa solo bene al nostro futuro e all’umanità intera”.(di Sibilla Bertollini)
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