Confindustria Moda: tessile-abbigliamento italiano vale 58,4 mld, export a 36,9 mld

(Adnkronos) – Nel 2025 il settore tessile-abbigliamento ha registrato un fatturato pari a 58,39 miliardi di euro, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni hanno raggiunto 36,9 miliardi di euro (-1,6%), mentre il saldo commerciale si è mantenuto ampiamente positivo, superando i 10,4 miliardi di euro. La propensione all’export si conferma particolarmente elevata, attestandosi al 63,3% del fatturato complessivo. Sono alcuni dei dati emersi dal rapporto di Confindustria Moda ‘Lo Stato della Moda – Scenario Economico del Settore tessile-abbigliamento della Moda Italiana’, elaborato dall’Ufficio Studi Economici e Statistici della Federazione, dedicato all’analisi economica, produttiva e occupazionale del comparto Tessile-Abbigliamento italiano. 

L’evento, ospitato presso UniCredit Tower Hall di Milano, in partnership con UniCredit, ha visto gli interventi di Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, di Annalisa Areni, head ofclient strategies UniCredit, e del direttore del Centro Studi Confindustria Alessandro Fontana, offrendo una lettura dell’evoluzione del settore negli ultimi anni e delle prospettive future di uno dei principali comparti manifatturieri del Paese. Il rapporto evidenzia come il tessile-abbigliamento italiano continui a rappresentare un pilastro dell’industria nazionale, pur in un contesto caratterizzato da rallentamento della domanda globale, tensioni geopolitiche, trasformazione dei consumi e persistenti incertezze sui mercati internazionali. Dai dati emerge come il comparto conta 37.331 imprese e 372.200 addetti, e rappresenta il 9,5% dell’occupazione manifatturiera italiana. Numeri che testimoniano il ruolo strategico della filiera non solo sotto il profilo economico, ma anche sociale e occupazionale, grazie alla presenza diffusa di imprese e distretti produttivi su tutto il territorio nazionale. 

L’abbigliamento si conferma il principale motore economico della filiera, generando il 68,6% del fatturato e il 73,9% delle esportazioni complessive, mentre il tessile continua a rappresentare un presidio essenziale di competenze, innovazione e specializzazione produttiva. Sul piano internazionale, l’Italia mantiene una posizione di assoluto rilievo: il Paese rappresenta circa il 30% della produzione europea di tessile-abbigliamento, confermandosi il principale produttore dell’Unione Europea. Inoltre, l’Italia è il secondo esportatore europeo e il quinto esportatore mondiale del comparto. Per quanto riguarda i mercati di sbocco, la Francia si conferma il primo partner commerciale del tessile-abbigliamento italiano, seguita da Germania e Stati Uniti. Nel corso del 2025 si è registrata una maggiore tenuta dei mercati dell’Unione Europea, mentre hanno pesato maggiormente le difficoltà dei mercati extra-Ue e il rallentamento della domanda internazionale, in particolare nel segmento del lusso. 

 

Particolarmente significativo è anche il contributo del settore all’interno del modello del ‘Bello e Ben Fatto’ italiano. L’abbigliamento-tessile casa si conferma il comparto con il maggior numero di prodotti ad alta competitività internazionale, dimostrando la capacità delle imprese italiane di coniugare qualità, creatività, manifattura e innovazione. Il rapporto sottolinea infine come il futuro della filiera dipenderà dalla capacità di rafforzare investimenti, innovazione, sostenibilità, competenze e internazionalizzazione, preservando al contempo il patrimonio manifatturiero e distrettuale che costituisce uno dei principali fattori distintivi del Made in Italy. “Lo Stato della Moda racconta un settore che sta affrontando una trasformazione profonda, ma che continua a rappresentare uno degli ecosistemi industriali più strategici del Paese – evidenzia Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda -. Dietro ai numeri ci sono imprese che investono, innovano e difendono competenze uniche al mondo. Oggi più che mai serve una visione industriale comune, in grado di accompagnare le transizioni in corso senza disperdere il patrimonio manifatturiero italiano. Il Tessile-Abbigliamento resta una filiera centrale per l’economia, l’occupazione e la competitività del Made in Italy in Europa e nel mondo”. 

“In una fase complessa come quella che il Sistema Moda sta attraversando, la capacità di leggere il contesto attraverso dati solidi e aggiornati è fondamentale per orientare decisioni consapevoli e strategie efficaci. In questo senso, il nuovo rapporto di Confindustria Moda rappresenta uno strumento di grande valore per interpretare l’evoluzione del comparto e individuarne priorità e direttrici di sviluppo – sottolinea Annalisa Areni, head of client strategies UniCredit -. In UniCredit, affianchiamo le imprese del settore supportandole nel trasformare dati e criticità in opportunità di crescita, accompagnando al contempo investimenti in innovazione, sostenibilità, internazionalizzazione e sviluppo delle competenze. La sinergia con Confindustria Moda conferma il nostro impegno a sostenere l’evoluzione del settore e a valorizzare quell’eccellenza manifatturiera che rende il Made in Italy riconosciuto nel mondo”. 

“Con un export di circa 37-38 miliardi l’anno realizzato da oltre 37mila imprese che occupano più di 370mila addetti, i settori del tessile e dell’abbigliamento italiani sono centrali per l’economia italiana – commenta Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria -. Realizzano il 10% circa del saldo commerciale, si posizionano al secondo e al primo posto in Europa e al sesto e al quarto nel mondo. Sono i principali settori del Bello e Ben Fatto italiano e, oltre al valore economico, sono i settori che consentono di esportare un’immagine straordinaria dell’Italia e del Made in Italy. Per tali ragioni sono due settori strategici e come tali vanno trattati”. 

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